Come funziona un laboratorio con lei?
Come creo
20 minuti cronometrati, un timer, e si fa prima di pensare.
Prima gioco da sola
Comincio ogni mattina giocando
Un taccuino o un computer, un timer su venti o 30 minuti, e scrivo, dipingo, disegno. Non penso. Faccio.
A volte ne escono 3 pagine di testo spontaneo. A volte dipingo con quello che raccolgo sulla penisola: le dita, la terra, il caffè, i fiori.
Resto su un'idea per scavarla
Quando un'idea mi piace, non passo alla successiva. La guardo da tutte le angolazioni. Provo altri colori, altre parole, altri suoni.
Scrivo la stessa scena in più versioni: umoristica, psicologica, a battute. Poi semplifico. Scelgo una parola, un colore, una sensazione, e da lì faccio nascere qualcosa.
Mescolo tutto
Scrittura, disegno, pittura, voce, strumenti. Sovrappongo più voci per fare un mini-coro. Fabbrico ritmi, loop, texture. Provo dal vivo, improvviso, gioco con quello che ho sotto mano.
Parto dalla vita
Guardo il vento, il sole, l'acqua, le foglie. Lascio che il mio corpo, il mio respiro e i miei movimenti guidino quello che esce. Mi immergo in ciò che mi circonda e lo trasformo in testo, in musica, in disegno o in collage.
Mi costruisco i miei strumenti
Organizzo il mio spazio: una parete per la musica, una per la pittura, una per la scrittura, e la finestra. Improvviso, strutturo, ripeto, rifinisco. Creo le mie tecniche invece di applicare quelle degli altri.
Poi faccio entrare gli altri
Quando ho giocato abbastanza da sola, trasformo quello che ho fatto in qualcosa che gli altri possono fare a loro volta.
Esercizi, non lezioni
Il lettore scrive, disegna, improvvisa, ascolta, fabbrica suoni. Ogni testo del libro ha la sua versione «tocca a te».
Laboratori, nella natura o online
Si scrive, si canta, si balla, si disegna, si improvvisa. Duetti, cori, giochi di voce, giochi di parole. Il metodo sta in una frase: prima improvvisare, poi strutturare. E invito tanto a riprodurre quanto a divergere.
Il libro trabocca dal libro
Stand-up, fumetti, film d'animazione, musica. Testo, immagini, voce e suono mescolati. Il lettore non guarda: vive, partecipa, crea con me.
Da dove viene questo metodo
Da Gianni Rodari e dalla sua Grammatica della fantasia, prima di tutto: l'idea che si possano fabbricare storie con regole di gioco.
E dall'osservazione di un musicista che costruisce i suoi brani sovrapponendo strati, cominciando sempre dalla versione venuta male. È da lì che viene la mia regola preferita: non si comincia esperti, si comincia curiosi.
Il mio obiettivo sta in una riga:
che ognuno trovi la sua creatività, il suo piacere,
e si senta autorizzato a creare a sua volta.
Tratto dal documento di lavoro «il mio processo creativo» — L'amaca e i colibrì.