Seduto a gambe incrociate sul ponte della barca, il Vichingo scrive con la stilografica su un taccuino, intorno a lui una bussola, un caffè e delle carte nautiche — L'amaca e i colibrì, scheda pratica per scrivere
Colibrì, l'icona delle schede pratiche dell'Amaca e i colibrì

Come lavorare nei giorni in cui non ci riesco?

Col cielo non si discute

Ci si veste di conseguenza.

La chiaveNon cercare di cambiare il tuo stato. Scegli il lavoro che ci va d'accordo.

«C'è sempre qualcosa da dire dal punto in cui ci si trova.»

Fuori capitolo — da un'intervista a Jacob Collier, musicista e arrangiatore britannico.

Quando ti succede

Ti siedi per lavorare e ce l'hai con te stessa: ieri scorreva tutto, oggi niente. Allora ti sforzi, passi tre ore a lottare con la stessa frase, e la giornata è persa comunque.

Perché sforzarsi non funziona mai

Provi a creare contro il tuo stato invece di creare con lui. Ma il tuo stato non è un difetto di volontà da correggere, è un dato del giorno, come la pioggia. Con la pioggia non si discute, si cambiano le scarpe.

Regola

Dove mi trovo oggi, senza cercare di cambiarmi?

Come lavorare con il tempo che fa, in 4 gesti

  1. Prima di cominciare, guarda il cielo interiore come guardi dalla finestra. Vento forte? Nebbia? Calma piatta?
  2. Scegli il lavoro che ci va d'accordo. Giornata fiacca: riordinare, rinominare, rileggere. Giornata elettrica: scrivere la scena che fa paura. Giornata fragile: la lettera, il diario.
  3. Cambia strumento, non obiettivo. Se la pagina non prende, passa all'immagine, alla voce, alla lista. Il progetto avanza lo stesso.
  4. E poi ci sono i giorni no. Quelli, non lavori, e non è un fallimento — è misura.

⚠ Il meteo non è una scusa permanente

Se da settimane tutti i giorni sono giorni no, non è più il meteo: è il clima, e non si risolve con questa scheda. Guarda piuttosto la scheda 25 — forse il corpo ha già risposto al posto tuo.

Cosa cambia per te

Smetti di perdere giornate a litigare con te stessa, e recuperi quelle che credevi nulle. Tanto lavoro utile si fa nei giorni fiacchi: è lì che si riordina, si rilegge e si vede quello che non si vedeva più.

Come allenarti

Una riga la mattina, prima di aprire qualsiasi cosa: il tempo che fa, e il compito che ci va d'accordo. Basta una settimana per riconoscere i tuoi climi.

Da ricordare

Col cielo non si discute. Ci si veste di conseguenza.

Ti chiedi

Come faccio a sapere che tempo fa?

Bastano 3 domande: ho slancio, pazienza, o né l'uno né l'altra? Ognuna apre un tipo di compito diverso.

E se non ho scelta, se c'è una scadenza?

Allora cambi strumento, non obiettivo: detti invece di scrivere, fai una scaletta invece di un testo. È più veloce che sforzarsi.

Non è un modo per trovarsi delle scuse?

La differenza sta in una riga: una scusa evita il lavoro, il meteo sceglie quale. Se finisci la giornata senza aver fatto proprio niente, non era il meteo.

Guardare i colibrì

Guardare i colibrì è cambiare punto di vista.
È vedere le cose da tutte le angolazioni.
È accettare tutte le parti di noi stessi. E quelle degli altri.
E riderci su.

Un colibrì ha tutti i colori. Anche noi. Le nostre ombre e le nostre luci.
Fai un passo di lato: il verde diventa rosa. Poi oro.
Niente si è mosso, tranne te.

A cosa serve una scheda pratica

A provare uno strumento.
A cambiare punto di vista.
A ridere di una cosa che stamattina ti pesava.

Cosa non è

Non è una terapia.
Non è una diagnosi.
Non è un tribunale: non si cerca un colpevole.
Non è un manuale di buona condotta. Fai quello che vuoi.

Il suo scopo

Accettare che siamo umani. E fallibili.
Le nostre parti d'ombra. Le nostre parti di luce.
Sdrammatizzare, per togliere le resistenze.
Non giudicarsi. Non giudicare gli altri.
Riderci su. È più efficace, ed è più divertente.

Qui non si giudica nessuno. Soprattutto non te.
Non sappiamo niente che tu non sappia. Abbiamo solo scritto degli strumenti.

Da dove vengono queste schede

Non sono state inventate. Sono uscite da un romanzo, capitolo dopo capitolo — e nell'ordine in cui le ho imparate. Non nell'ordine logico: nell'ordine in cui mi sono cadute addosso.

Cosa viene fuori, messe in fila:
Non farsi incastrare in mezzo.
Non dover dimostrare il proprio valore.
Capire l'altro senza portare ciò che gli appartiene.
Individuare ciò che si ripete.
Mettere il limite, e tenerlo.
Dare un nome alla manovra basta a disinnescarla.
Uscire quando quelli che giudicano sono quelli che accusano.
Ascoltare il corpo, che risponde prima di noi.
Scegliere cosa tenere.
E infine: scegliere verso cosa andare.

Questa logica l'ho vista solo dopo, rileggendo. Per questo regge: nessuno l'ha disegnata in anticipo.

Se qualcosa ti supera, rivolgiti a un professionista. Una scheda è uno strumento, non un medico.