Coraline, sola e rossa di capelli in abiti di oggi, in piedi su una pietra piatta al centro di un cerchio di menhir all'ora dorata: intorno a lei, quindici volte lo stesso uomo biondo in tunica fa il giudice, l'avvocato, l'accusatore e tutto il consiglio — L'amaca e i colibrì, scheda pratica Esci dalla stanza

Dice che ti difende, ed è lui che ti accusa?

Esci dalla stanza

Guarda a che punto sei dopo ogni discussione. Non quello che dice di volere per te.

La morsa si stringe

Ti tiene per mano. È lì per difenderti, te l'ha detto. E apre il processo.

— « Imputata, si alzi. Giuri di dire tutta la verità, nient'altro che la verità! »
— « Lo giuro, Vostro Splendore. »
— « È vero che lei è, cito: troppo diversa e troppo sensibile? Risponda! O taccia per sempre! »
— « Vero, Vostro Splendore. A volte sono un po' troppo emotiva, ma è normale per un pianeta. »
— « Obiezione, Vostro Splendore, l'imputata esprime giudizi infondati e senza prove. »
— « Obiezione accolta, risponda semplicemente con una frase! »

Fa il Consiglio degli Anziani, il giudice e l'avvocato, tutto da solo. Fa la domanda, e solleva obiezione alla sua stessa domanda.

Estratto dal capitolo 25 — Consiglio a sfavore

Trappola

Non te ne vai, proprio perché sembra stare dalla tua parte. Non si lascia qualcuno che ti difende. Allora resti, ti spieghi, e a ogni frase arretri.

Hai degli argomenti, sono buoni, hai perfino delle prove. Ma ogni volta che segni un punto, la regola cambia.

Non è una discussione, è un processo

« Sulla sua targhetta leggo: Consiglio a sfavore. »

Non cerca di capirti, cerca un verdetto. Non perdi perché hai torto: perdi perché vincere non era lo scopo.

Come uscirne?

Ti dichiari colpevole, ed esci.

  1. Dichiarati colpevole. Colpevole di essere troppo sensibile, troppo imperfetta, troppo libera. Prenditi la condanna, ringrazia educatamente.
  2. Chiedi di uscire. « Posso andare? » E vai.
  3. Non alimentare più. Niente ultima parola. Niente «sì, però». Niente messaggio alle 23 per chiarire le cose.

— « Preferisco essere libera che avere ragione. »

Dichiararsi colpevole non è arrendersi

Non riconosci nessun torto e non cedi niente. Rifiuti di giocare. Quello a cui rinunci è l'idea che prima o poi ti darà ragione. Non lo farà, e non ne hai bisogno.

Come capire se è una trappola, o se sei tu in malafede?

Guarda una sola cosa: l'argomento è rimasto lo stesso dall'inizio?

In una vera discussione puoi avere torto e l'argomento non si sposta. In un processo, l'argomento si sposta ogni volta che segni un punto.

E se dice che stai scappando?

Lo dirà. È perfino previsto dal programma. Andarsene non è scappare da un argomento, è rifiutare un formato. Puoi dirlo così com'è — « ne riparlo volentieri, ma non così » — e uscire comunque.

Cosa cambia

Recuperi le ore che passavi ad arringare. E il peso cade: finché arringhi, sei tu a portare il fascicolo. Appena esci, lo porta lui da solo.

Da ricordare

Guarda a che punto sei, non quello che dice di volere per te.
Se l'argomento si sposta ogni volta che segni un punto, è un processo.
Non ho perso. Sono uscita dalla stanza.

Scheda pratica 05 — Esci dalla stanza
« La mia penna è il mio NO. »
Romanzo L'amaca e i colibrì, di Karine Baridon.

Guardare i colibrì

Guardare i colibrì è cambiare punto di vista.
È vedere le cose da tutte le angolazioni.
È accettare tutte le parti di noi stessi. E quelle degli altri.
E riderci su.

Un colibrì ha tutti i colori. Anche noi. Le nostre ombre e le nostre luci.
Fai un passo di lato: il verde diventa rosa. Poi dorato.
Non si è mosso niente, tranne te.

A cosa serve una scheda pratica

A provare uno strumento.
A cambiare punto di vista.
A ridere di una cosa che stamattina ti pesava.

Cosa non è

Non è una terapia.
Non è una diagnosi.
Non è un tribunale: non si cerca un colpevole.
Non è un manuale di buona condotta. Fai quello che vuoi.

Il suo scopo

Accettare che siamo umani. E fallibili.
Le nostre parti d'ombra. Le nostre parti di luce.
Sdrammatizzare, per togliere le resistenze.
Non giudicarsi. Non giudicare gli altri.
Riderci su. È più efficace, ed è più divertente.

Qui non si giudica nessuno. Soprattutto non te.
Non sappiamo niente che tu non sappia. Abbiamo solo scritto degli strumenti.

Da dove vengono queste schede

Non sono state inventate. Sono uscite da un romanzo, capitolo dopo capitolo — e nell'ordine in cui le ho imparate. Non nell'ordine logico: nell'ordine in cui mi sono cadute addosso.

Cosa ne viene fuori, messe una dopo l'altra:
Non farsi incastrare tra due fuochi.
Non dover dimostrare il proprio valore.
Capire l'altro senza portare quello che appartiene a lui.
Individuare ciò che si ripete.
Porre il limite, e tenerlo.
Dare un nome alla manovra: basta a disinnescarla.
Uscire quando chi giudica è anche chi accusa.
Ascoltare il corpo, che risponde prima di noi.
Scegliere cosa tenere.
E infine: scegliere verso cosa andare.

Questa logica l'ho vista solo dopo, rileggendo. Per questo regge: nessuno l'ha disegnata in anticipo.

Se qualcosa ti supera, rivolgiti a un professionista. Una scheda è uno strumento, non un medico.