Coraline, schiacciata tra il muro e il drak-car, non osa dire di no — L'amaca e i colibrì, scheda pratica

Perché non riesco a dire di no?

Lo stadio del no

Alcuni lo imparano a 2 anni. Altri ci mettono 40 anni in più. Non è una questione di carattere.

La chiaveSe dire no ti è stato presentato come fare del male, non hai un problema di fermezza. Hai una confusione da sciogliere.

Da dove viene

C'è un'età, verso i due o 3 anni, in cui si dice no a tutto. È una tappa, ha un nome, e serve a qualcosa: scoprire che si può rifiutare senza che il mondo crolli.

Solo che, per certi bambini, proprio in quel momento succede qualcosa, o più tardi. Uno shock in famiglia, qualcuno che sta male, una notizia che non si deve dire. E al bambino si chiede di tacere, per proteggere.

Il bambino tace. Lo fa bene. Lo si loda perché è coraggioso, discreto, giudizioso. E impara, nel momento sbagliato, che tacere protegge le persone che si amano.

Da lì si instaura un'equazione, e non si discute più.

Dire no = fare del male.

Come va avanti dopo

Bambino

Ti affidano un silenzio da custodire. Lo custodisci. Ne sei fiero.

Tacere = fare bene.

Adolescente

Non dici niente per non perdere il legame. Incassi, a lungo. Poi esce tutto d'un colpo, troppo tardi e troppo forte, e ti dicono che esageri.

Tacere = tenersi le persone. Parlare = rompere tutto.

Adulto

Stesso meccanismo, scenari diversi: una coppia, un lavoro, una famiglia. Ti adatti, capisci l'altro, ti fai carico. Funziona benissimo, per moltissimo tempo.

Fino al giorno in cui il corpo smette di starti dietro.

Come capire se è il tuo caso

Tre segnali, e sono semplici:

  • Prepari i tuoi rifiuti in anticipo, come un'arringa. Un no di 3 parole ti chiede mezz'ora di preparazione mentale.
  • Dopo aver detto no, controlli che l'altro stia bene. A volte più volte.
  • Dici spesso «non fa niente» anche quando fa eccome.

Da dove si comincia

Non lo si scioglie con la forza di volontà. Lo si scioglie con la ripetizione, su cose minuscole, finché il corpo non registra che non muore nessuno.

  1. Un no senza posta in gioco, questa settimana. Un invito, un favore, un appuntamento che non ti va bene. Qualcosa di cui non ti importa niente: è proprio questo lo scopo.
  2. Non spiegare. «No, non mi va bene.» Punto. Ogni spiegazione riapre la porta.
  3. Non controllare dopo. È il gesto più difficile, ed è quello che conta. Non richiami per assicurarti che vada tutto bene.
  4. Constatare. Il giorno dopo, guarda cos'è successo. Di solito: niente. È questa assenza di catastrofe a deprogrammare l'equazione, non il ragionamento.
Oggi dico no per dirmi sì.

— Coraline, L'amaca e i colibrì

⚠ La sfumatura che cambia tutto

Tacere per proteggere qualcuno non è sempre un errore. Ci sono momenti in cui è giusto, ed età in cui un bambino non può fare altrimenti.

Questa pagina parla di quello che succede quando quel riflesso resta attivo 30 anni dopo, in situazioni che non c'entrano più niente. È lo scarto a creare il problema, non il gesto d'origine.

E se il silenzio che ti hanno chiesto copre qualcosa di pesante, questa pagina non basterà. Va affrontato con qualcuno che lo fa di mestiere.

Dire no non uccide nessuno.
A volte ci vogliono 40 anni per verificarlo.

Tratto dal romanzo L'amaca e i colibrì, e dal testo di lavoro «lo stadio del no».