Il Vichingo, sul tetto del fuoristrada nella neve, installa un'antenna gigante — L'amaca e i colibrì, scheda pratica
Colibrì, l'icona delle schede pratiche dell'Amaca e i colibrì

Cosa fare della mia forza quando non c'è più da combattere?

Guerriero che vive

Non si rinuncia alla propria forza. Le si dà un altro lavoro.

La chiaveConta, ogni sera, tre volte in cui la tua forza è servita ad altro che a combattere.

«Prima ero un guerriero che sopravviveva. Adesso sono un guerriero che vive.»

Capitolo 23 — Jazz lato oscuro

Quando ti succede

Hai passato la vita a usare la tua forza per reggere, per difenderti, per non cadere. E adesso che non c'è più la guerra, non sai più cosa fartene. Allora ti inventi dei motivi.

Perché la calma ti mette a disagio

Il problema non è la forza, è quello a cui è servita finora. Finché il cervello associa la potenza solo al combattimento, fabbrica combattimenti per sentirsi vivo. Non gli manca una lezione: gli mancano le prove.

Regola

Non si rinuncia alla propria forza. Le si dà un altro lavoro.

Come tenere il conto, in 4 gesti

  1. Ogni sera, 3 righe. Tre situazioni della giornata in cui hai usato la tua forza per costruire, proteggere o calmare.
  2. Non imprese. Cose minuscole. Ho riparato la porta. Sono stata zitta anche se avevo ragione. Ho portato la spesa della vicina. Ho mantenuto la mia decisione senza alzare la voce.
  3. Tre, tutte le sere. Anche nei giorni in cui ne trovi una sola: cerchi le altre due, ed è la ricerca a fare il lavoro.
  4. Rileggi dopo un mese. È lì che compare la prova, non giorno per giorno.

⚠ Da non confondere con il diario umoristico

Il diario umoristico, scheda 09, serve a mettere a distanza una scena assurda: racconta. Questo non racconta niente, conta. Se le tue 3 righe diventano racconti di 2 pagine, hai cambiato esercizio senza accorgertene.

Cosa cambia per te

Dopo qualche settimana, il cervello ha una prova nuova: essere forti ed essere in pace non sono in contraddizione. È proprio quella prova che mancava, e nessun ragionamento può sostituirla.

Come allenarti

Un mese, 3 righe a sera. Poi puoi passare a una volta a settimana — la traccia basta a mantenere il legame.

Da ricordare

Prima ero un guerriero che sopravviveva. Adesso sono un guerriero che vive.

Ti chiedi

Le prime sere non trovo niente da scrivere.

Succede a tutti, perché non si guarda mai in quella direzione. Comincia dalla giornata di ieri, è più facile da vedere di quella appena vissuta.

Vuol dire che devo smettere di difendermi?

No. La forza che protegge è esattamente quella che contiamo qui. Quello che togliamo è il combattimento inventato per mancanza di impiego.

E se la mia giornata è stata un disastro?

Allora scrivi cosa hai protetto nel disastro, anche se eri tu. Conta, ed è spesso la riga più giusta della settimana.

Guardare i colibrì

Guardare i colibrì è cambiare punto di vista.
È vedere le cose da tutte le angolazioni.
È accettare tutte le parti di noi stessi. E quelle degli altri.
E riderci su.

Un colibrì ha tutti i colori. Anche noi. Le nostre ombre e le nostre luci.
Fai un passo di lato: il verde diventa rosa. Poi oro.
Niente si è mosso, tranne te.

A cosa serve una scheda pratica

A provare uno strumento.
A cambiare punto di vista.
A ridere di una cosa che stamattina ti pesava.

Cosa non è

Non è una terapia.
Non è una diagnosi.
Non è un tribunale: non si cerca un colpevole.
Non è un manuale di buona condotta. Fai quello che vuoi.

Il suo scopo

Accettare che siamo umani. E fallibili.
Le nostre parti d'ombra. Le nostre parti di luce.
Sdrammatizzare, per togliere le resistenze.
Non giudicarsi. Non giudicare gli altri.
Riderci su. È più efficace, ed è più divertente.

Qui non si giudica nessuno. Soprattutto non te.
Non sappiamo niente che tu non sappia. Abbiamo solo scritto degli strumenti.

Da dove vengono queste schede

Non sono state inventate. Sono uscite da un romanzo, capitolo dopo capitolo — e nell'ordine in cui le ho imparate. Non nell'ordine logico: nell'ordine in cui mi sono cadute addosso.

Cosa viene fuori, messe in fila:
Non farsi incastrare in mezzo.
Non dover dimostrare il proprio valore.
Capire l'altro senza portare ciò che gli appartiene.
Individuare ciò che si ripete.
Mettere il limite, e tenerlo.
Dare un nome alla manovra basta a disinnescarla.
Uscire quando quelli che giudicano sono quelli che accusano.
Ascoltare il corpo, che risponde prima di noi.
Scegliere cosa tenere.
E infine: scegliere verso cosa andare.

Questa logica l'ho vista solo dopo, rileggendo. Per questo regge: nessuno l'ha disegnata in anticipo.

Se qualcosa ti supera, rivolgiti a un professionista. Una scheda è uno strumento, non un medico.